Telecrazia
Maggio 23rd, 2008 Posted in Politica
Nessuno in buona fede puo’ negare che la televisione sia un’arma potenzialmente micidiale, capace com’è di insinuarsi in cucina, in salotto, in camera da letto, raggiungendo in un colpo solo milioni e milioni di persone.
Controllare le informazioni significa poter manipolare l’opinione pubblica, che è fondamentale in un sistema formalmente democratico; sembra banale e forse ovvio ma spesso lo si dimentica. E’ stato detto e ripetuto da analisti, politogi e giornalisti; è stato spiegato da filosofi come Popper, romanzieri come Orwell, politici come Goebbels.
Il fenomeno non è solo italiano; la guerra in Iraq, per citare un esempio doloroso e recente, fu preparata da un bombardamento mediatico che, come si vide successivamente, fu in larga parte manipolato ad hoc.
Tuttavia l’Italia, anche rispetto al mondo, continua ad apparire una anomalia gigantesca, un caso estremo e inarrivabile di congestione mediatico-istituzionale.
E’ una questione di dose. E noi abbiamo esagerato, abbiamo oltrepassato la soglia critica dell’overdose.
Un monopolista televisivo conquista il potere dello Stato, ufficializzando formalmente la conquista del Primo Potere da parte di quello che una volta veniva definito il “Quarto” (o addirittura il quinto, come nel film di Lumet).
La politica e la televisione si sono fuse in un unica melma indistinguibile e pestifera, una miscela grottesca che conduce al paradosso estremo: l’interscambiabilità dei ruoli.
Una ex presidente della Camera va a fare la soubrette, e una soubrette va a fare il ministro.
L’ex parlamentare Martelli va a condurre un programma, Barbareschi finisce in Parlamento.
Basterà un set di cartapesta per nascondere i mali profondi di un Paese?
