L’incredibile vicenda Tavaroli.
Luglio 27th, 2008 Posted in Politica
L’articolo di Giuseppe D’Avanzo su la Repubblica (parte 1 - parte 2) in un paese normale avrebbe scatenato furiosamente i mass media. Nell’Italia “normalizzata” invece passa quasi inosservato, trascurato dai Tg che anzi condannano Tavaroli per voce dei politici, unanimamente (e curiosamente) ostili all’ex capo della sicurezza Telecom.
Tra mille spunti interessanti (consiglio di leggere l’articolo con attenzione, sembra un romanzo di Le Carrè), Tavaroli sostiene tre fatti gravissimi, che altrove farebbero scandalo e occuperebbero ben altro rilievo:
1) l’assetto di potere che ruota intorno a Belrusconi è composto da un “network eversivo”, che opera anche al di fuori dagli ambiti istituzionali.
2) Fassino e Nicola Rossi (all’epoca consulente economico di D’Alema a Palazzo Chigi) non erano affatto disinteressati rispetto al passaggio di consegne di Telecom a vantaggio dei “capitani coraggiosi”, operazione certamente favorita dal governo D’Alema: e le loro firme su conti esteri, secondo Tavaroli, starebbero lì a testimoniarlo. Non si capisce se è un’accusa, un avvertimento o che altro.
3) un’operazione politica di alto livello (il cosidetto “ribaltone”, durante il quale Mastella e altri tradirono i propri elettori e passarono con il Csx) fu “interamente finanziata” da aziende private operanti nel settore delle telecomunicazioni.
Fassino & co. annunciano querele, la destra unita condanna Tavaroli, Telecom prende le distanze e comincia il bombardamento mediatico atto a screditare Tavaroli - sì, esatto, proprio la “reputazione” alla quale faceva riferimento nell’articolo!
In pratica, si vuole far credere di trovarsi di fronte a un nuovo Igor Marini, screditandolo personalmente e additandolo come una sorta di esibizionista/complottista, uno che fa “chiacchiere da bar”.
Trascurando che tra i due c’è una piccola differenza: Igor Marini millantava crediti che non aveva, Tavaroli ha occupato per anni una posizione di potere vero, reale, concreto.
Tavaroli sedeva infatti in una delle stanze dei bottoni, ovvero quella in cui si puo’ ascoltare tutto. Tavaroli era un tecnocrate di altissimo livello, uno che poteva sapere tutto di tutti, per via diretta e indiretta. Oltre al ruolo di potere in telecom (apprendere informazioni significa otteere un vantaggio rispetto al concorrente o all’avversario) era in stretto contatto con Mancini, suo amico personale, ex numero due del Sismi nonché capo del controspionaggio.
Per essere chiari: non stiamo parlando nè di un ingenuo, nè di uno sprovveduto, ma di uno specialista dell’informazione. Nessuna parola è lasciata al caso.
E’ bene sottolineare che questa è la versione dello stesso Tavaroli, che è stato rinviato a giudizio dopo mesi di indagini. Tuttavia sarebbe triste scoprire che Tavaroli non mente, per questo ci si augura che per una volta abbiano ragione gli esponenti della classe politica: molti di noi nutrono il fondato dubbio di vivere in un’Italietta alla deriva, poco trasparente, del tutto priva di moralità, nella quale ogni valore è in vendita al miglior offerente.
Perché trasformare un dubbio in certezza?
