Marzo 16th, 2008 Posted in Politica | No Comments »
Ottobre 2001: legge sulle rogatorie.
In curiosa concomitanza con il processo Sme, la maggioranza approva una strana riforma che rende formalmente più rigidi gli atti di rogatoria. Di fatto, i procedimenti e le indagini si allungano nei tempi: alla faccia del processo rapido, l’Italia si attira critiche internazionali poiché la particolare congiuntura internazionale (è appena cominciata la cd. “guerra al terrorismo”) richiederebbe strumenti giuridici elastici, all’altezza della situazione.
Gennaio 2002: Ruggiero se ne va.
Attaccato dagli “Euroscettici” capeggiati da Bossi, Ruggiero rassegna le dimissioni. Giovanni Agnelli, il vero sconfitto, disgustato dalla nuova classe politica berlusconiana, commenta laconicamente: “Questo è il paese dei fichi d’India”.
Aprile 2002: Statuto dei lavoratori.
Comincia la battaglia per l’art. 18. Dopo lotte, scioperi generali, soldi buttati e mediazioni di ogni tipo il governo fa semplicemente marcia indietro e accetta il nulla di fatto.
Giugno 2002: Telecrazia: cacciati Biagi e Santoro.
Dopo l’”editto di Sofia” i due popolari conduttori vengono cacciati a rispetto dell’audience, insieme a Luttazzi e altri personaggi scomodi. I palinsesti della Rai vengono monipolizzati dalla maggioranza. Il Tg1 diventa una sorta di Pravda televisiva, infarcito di panini, omissioni sistematiche e faziosità di ogni tipo. Inizia l’era dell’informazione pilotata a senso unico. L’anomalia Italia diventerà vergogna con la successiva legge Gasparri, incostituzionale. Nel frattempo la maggioranza censura Sabina Guzzanti e un giornalista di altissimo lignaggio come Massimo Fini.
Luglio 2002: l’affaire Biagi.
Scajola, ministro degli Interni, definisce il giuslavorista Biagi “un rompicoglioni”. Fini chiede e ottiene la sua cacciata, ma Scajola è difeso da larghi settori di Forza Italia e tornerà al governo qualche mese più tardi, alle Attività Produttive.
Luglio 2002: tra i temi della maturità, uno citava espressamente un discorso pronunciato da… Silvio Berlusconi! Si avverte la presenza di un regime strisciante, autocelebrativo e mediocre.
Agosto 2002: la Camera si riunisce in agosto per approvare la legge Cirami, la quale introduce nell’ordinamento giuridico il concetto aberrante di “legittima suspicione” per ricusare il proprio giudice naturale. Che sia una legge ad personam non c’è dubbio: nemmeno i deputati del Polo hanno il coraggio di smentirlo. Contro la Cirami viene indetta una manifestazione i cui risultati vanno oltre le stime degli organizzatori: quasi un milione di persone scende in piazza per chiedere semplicemente una parvenza di stato di diritto. La consulta boccerà là Cirami per manifesta incostituzionalità.
Marzo 2003: la guerra è pace.
Su 186 paesi, solo 30 hanno inizialmente appoggiato l’invasione americana dell’Iraq, costruita intorno a informazioni di intelligence seguendo i dettami agghiaccianti della “guerra preventiva”. Che significa, in altre parole, guerra unilaterale senza la scusa di un’aggressione. Tra i 30 paesi, naturalmente, figura l’Italia di Berlusconi, schierata anima e corpo a favore di George W. Bush e della sua strategia guerrafondaia: il governo di destra appoggia la guerra preventiva all’Iraq, sostenendo politicamente (e militarmente, ma in misura minore) l’invasione di uno stato sovrano senza l’avvallo dell’Onu. L’opinione pubblica, contraria alla guerra, viene abbindolata con le parole, sparate a raffica a Tg riuniti: così il sostegno a una guerra che ha spaccato l’Europa, nella quale le truppe ricevono ordini dal comando alleato, diventa “missione di pace”. Successivamente, addirittura verrà definita “missione di pace sotto l’egida Onu” (!). Pochi mesi prima, i falchi berlusconiani sparavano a zero contro l’ONU ritenendola ormai “non più rappresentativa”. Dicono l’esatto contrario, ma i Tg ribaltano la verità a giorni alterni: come scriveva Orwell,”La guerra è pace, la libertà è schiavitù”.
Luglio 2003: Italia-Germania 3-4
Durante il semestre di presidenza europea, Berlusconi litiga ignobilmente al Parlamento Europeo con il capogruppo socialdemocratico tedesco, Schultz. Il primo ministro italiano la prende sul personale e affibia al deputato socialista l’appellativo di “kapò” (che per un tedesco isulta particolarmente infame e sgradevole). Il Tg1 taglia l’audio e il FT trasecola: “Nemmeno i Tg Breznev sarebbero arrivati a tanto”.
Nei giorni successivi la destra italiana fa quadrato intorno al leader e accusa il popolo tedesco tutto, senza distinzione. Il sottosegretario leghista alle attività produttive (sic!), tal Stefani, sulla “Padania” vomita una sequela di insulti indirizzati ai tedeschi, criticando pesantemente quelli che vengono in Italia e ironizzando sulla loro intelligenza. Il leghista dice della Germania, principale partner commerciale dedell’Italia: “Un Paese ubriaco di tronfie certezze, chissà quante coscienze potrebbero crollare se si facesse un doveroso e indispensabile test dell’intelligenza”. Risultato di questa “promozione turistica”: il cancelliere tedesco Schroeder disdice le vacanze in Italia già prenotate e agli albergatori italiani “viene da piangere”
Dicembre 2003: Legge Gasparri
Si poteva peggiorare una situazione già di per sè oltre i limiti della decenza? Si, con la legge Gasparri. Perfezionata da un decreto successivo, il cosiddetto “decreto salva-Rete4″ nel febbraio 2004, ha concesso di potenziare ulteriormente il controllo di Berlusconi sui media e quindi sull’opinione pubblica. L’ex fascistaGasparri ha cristallizzato il potere immenso - e unico al mondo - di Berlusconi, permettendogli anzi di accrescerlo ulteriormente con la grande beffa del DTT. Il “più berlusconiano dei ministri di AN” ha reso l’anomalia italiana ancor più anomala, addirittura paradossale agli occhi allibiti di un analista straniero. Lo Stato al servizio della famiglia Berlusconi, peggio che nelle monarchie assolute. La legge Gasparri venne modificata poiché la sua prima stesura fu severamente rigettata dal Presidente della Repubblica per manifesta incostituzionalità.
Dicembre 2003: Telekom Serbia.
La maggioranza di destra surroga la magistratura e sale sul banco dell’accusa: viene costituita una commissione parlamentare d’inchiesta ad hoc cotro l’opposizione democratica, basata su dichiarazioni del famoso “conte” Igor Marini inerenti presunti fondi neri incassati dalla leadership del Csx al governo. Al termine della gigantesca pagliacciata che paralizza le camere, dopo querele e controquerele d’ogni sorta e l’intervento del Tribunale di Torino, il presidente Enzo Trantino (difensore di Dell’Utri) è costretto ad abbandonare la nave: il teste non è affidabile.
Gennaio 2004: Arriva l’incentivo del governo.
Un incentivo per cosa? Per potenziare la ricerca? Per indirizzare i giovani verso le facoltà scientifiche? Per una politica sulla casa?Macché, nulla di tutto questo: l’incentivo serve per comprare il decoder televisivo (DTT). E poter così sottoscrivere comodamente un abbonamento a Mediaset Premium, che ora dispone pure dei diritti del calcio in chiaro. E gli operatori satellitari? Peggio per loro: la prossima volta si fanno furbi e fondano un partito.
Gennaio 2004: Leggi ad personam/2
Guarda un po’ il caso: proprio mentre il primo ministro è sotto processo, viene approvata una legge che consente proprio al primo ministro di “congelare” la sua situazione processuale finché perdura la sua carica. Si tratta di una forma di impunità contingente, o se preferite, “on demand”. Il lodo Schifani viene dichiarato incostituzionale nel gennaio 2004.
Gennaio 2004 Taglio dell’IRPEF
La destra brucia 6 miliardi di euro tagliando gli spiccioli alla classe media e qualcosina in più ai benestanti. Doveva essere la prima tranche di una riforma organica continuata negli anni: ma il governo ha ammesso che non ci sono le risorse per effettuare ulteriori tagli. Tarallucci e vino, e sei miliardi di euro in meno per le traballanti casse dello Stato. Intanto il governo brucia l’avanzo primario ereditato nel 2001.
Gennaio 2004: L’IRAP fantasma e lo stato mangiasoldi.
La destra attacca l’IRAP ogni santo giorno e naturalmente la sinistra che la introdusse. Ma il governo ha continuato a ciarlare senza fare alcunché. Perché non la tolse? A che serve un governo che critica un provvedimento e poi non fa nulla per modificarlo o cassarlo? Semplice: si è cercato di dare la colpa alla passata gestione, e con un eccesso di demagogia si è sorvolato sul fatto che quei soldi in realtà servono per finanziare la sanità pubblica. Durante la discussione sulla riforma fiscale, il primo ministro ha la brillante idea di definire lo Stato “una macchina mangiasoldi”, dimenticandosi che è proprio lui in prima persona a governarlo e a chiedere risorse per il suo funzionamento.
Febbraio 2004: Aumentano le tasse indirette.
L’ISTAT rivela che la pressione fiscale media che va a pesare sul singolo cittadino è aumentata. Merito dell’aumento delle imposte indirette. Taglia da una parte e ricuci dall’altra, la sostanza è sempre quella: il cittadino è tartassato almeno quanto prima, anche se Bruno vespa si guarda bene dal ripeterlo.
Giugno 2004: le elezioni amministrative finiscono 74 a 19 per il centrosinistra. Il Polo, tra le tante, perde la provincia di Milano e il comune di Bologna. Dopo il terremoto elettorale, Tremonti viene messo alla porta da Fini che lo accusa di truccare i conti europei. Tornerà a fare il ministro l’anno successivo.
Ottobre 2004. Devolution.
E’ difficile stabilire quanto sarebbe costata l’applicazione concreta del passaggio dei poteri dal governo alle Regioni. Quel che è certo è che la riforma costituzionale sul nuovo equilibrio dei poteri (il cd. “premierato”) è l’atto più pericoloso posto in essere dalla maggioranza di centrodestra. Al primo ministro venivano affidati poteri pressoché assoluti; e, ancor più preoccupante, venivano svuotate di potere le figure pubbliche deputate al controllo, le cosiddette “istituzioni di garanzia”. Alcune norme contenute nella controriforma assomigliavano alle leggi speciali che fece approvare Mussolini per consolidare la dittatura.
Ottobre 2004: su 7 collegi parlamentari, tra cui quello di Milano Centro in cui fu eletto Umberto Bossi, vengono eletti 7 candidati del Csx. Questo risultato spiega chiaramente perché, qualche mese dopo, la destra cambierà la legge elettorale in senso proporzionale.
Novembre 2004: povera Europa.
Rocco Buttiglione, indicato dal governo come commisario europeo, viene di fatto bocciato dal Parlamento Europeo. Grande imbarazzo di Barroso, e un braccio di ferro che si risolve con la rinuncia di Buttiglione, che dopo la bocciatura verrà promosso ministro (alla faccia della meritocrazia). Non era mai accaduto prima.
Maggio 2005: Elezioni regionali.
Batosta senza precedenti per le forze della destra berlusconiana. Su 14 regioni al voto, 12 vanno al Csx e solo 2 a Berlusconi & co. Cadono anche le amministrazioni locali di tutta la Sardegna, che passano in massa al Csx (tranne Oristano).
Giugno 2005: Controriforma della giustizia.
Dopo essere stata rinviata alle camere da Ciampi per manifesta incostituzionalità, è stata riproposta con poche varianti. La riforma della giustizia umiliava i magistrati, rendendoli de facto manipolabili dal potere politico. Era una riforma scritta male, decisamente punitiva verso una intera categoria che, guarda caso, esercita anche un potere di controllo sulla politica. Con la riforma della destra venivano lesi i principi democratico-liberali della separazione dei poteri e dell’indipendenza della magistratura dall’esecutivo, e veniva altresì assestato l’ennesimo colpo contro lo stato di diritto.
Agosto 2005. La Banca d’Italietta.
Solo il FT ha dedicato alla vergognosa vicenda estiva di Bankitalia ben 167 articoli (fonte: Siniscalco). Che l’Italia fosse il paese della “cuginanza” o degli “amici degli amici”, lo sapevamo tutti. Ma si sperava in un rispetto quantomeno “formale” delle leggi e del buon senso quando un competitore attivo è una forza economica straniera che pretende giustamente di gareggiare ad armi pari. Ma il buon Luigi Grillo, senatore di Forza Italia, ricandidato al Senato nel 2008, continuava per la sua strada: Gli stranieri? che vadano a farsi benedire. Per il governo Fazio era un intoccabile. La debolissima riforma del risparmio, a ben pensarci, risparmiava, il cattolicissimo Fazio. Nulla di meglio per perdere rovinosamente capitali e investimenti stranieri.
Fazio abbandonò finalmente il timone grazie all’intervento della magistratura (grazie anche a quelle intercettazioni che Berlusconi vorrebbe silenziare).
Ottobre 2005. Avvelenamento dei pozzi.
A cinque mesi dalle elezioni, l’ultimo colpo di genio della destra: cambiare le regole elettorali. Modificare pesantemente le regole del gioco - a proprio favore - mentre le squadre cominciano a giocare è una pratica immorale, pericolosa, inaudita. E’ un esempio perfetto e pericolosissimo di “dittatura della maggioranza”, che colloca una volta ancora la destra italiana al di fuori di quel sistema di regole acquisite che costuiscono il nerbo della cd. “democrazia liberale”. La riforma che viene varata è l’atto più scorretto, grave e irresponsabile dell’intera legislatura: un vero e proprio “avvelenamento dei pozzi” riconosciuto come tale da chi l’ha voluto (e questo è veramente surreale!) La destra gongola e festeggia perché con la nuova legge elettorale il Paese rischierà di diventare ngovernabile a oltranza, per un assurdo meccanismo che puo’ permettere l’ottenimento della maggioranza in Senato pur avendo guadagnato meno voti dell’avversario.Chi perde, puo’ anche vincere; o comunque bloccare tutto, perché tutte le regole della logica e del buon senso sono scardinate. In ogni caso, le maggioranze saranno risicate, e si è già visto. La firma di Ciampi, vero e proprio atto osceno in luogo pubblico (nell’occasione Ciampi fu ribattezzato “Vittorio Emanuele Ciampi”), rischia di condannare l’Italia a una instabilità politica grave ed endemica.
Gennaio 2006: i furbetti
Il terremoto dei cd. furbetti scuote il mondo politico. Uomini di molti partiti vengono scoperti in odore di amicizie “pericolose”. Eppure Berlusconi riesce a convogliare tutta l’attenzione su una sola scalata, quella di Unipol, che gli darà modo di esternare la sua peggior demagogia “proiettiva: raggiunge vette di autentica poesia il “passaggio” alla Procura di Roma per fornire notizie “non penalmente rilevanti”. Conclusione: si prova un profondo senso di ingiustizia nel vedere Wanna Marchi in lacrime, dietro le sbarre, e Berlusconi gareggiare per la guida del Paese.
Gennaio 2006: l’amnistia camuffata.
Viene approvata la ex-Cirielli, nata originariamente per salvare Previti e camuffata da norma per inasprire le sanzioni ai recidivi. Negli effetti sostanziali e immediati si è rivelata una amnistia di massa. Sul lungo periodo, la pericolosità della ex Cirielli è tutta da verificare.
Febbraio 2006: Il decreto della vergogna.
Il Consiglio dei Ministri chiede la fiducia su un provvedimento penale, che stravolge la legislazione sulle sostanze stupefacenti, inserendolo nel decreto “Olimpiadi di Torino”, non si capisce bene perché.I derivati da cannabinoidi, largamente diffusi sul territorio nazionale e moderatamente tollerati nei paesi europei, vengono equiparati all’eroina. Le pene sono durissime, le più severe in Europa: è previsto il carcere per modeste quantità, e sono previsti dai 6 ai 20 anni di reclusione per la coltivazione di una sola pianta. Per lo stesso reato, in Olanda (UE) non si è perseguiti. Il ministero della Salute ha reso noto che, tra consumatori abituali e occasionali di cannabis, la stima si aggira intorno ai quattro milioni di unità. Si profila un business enorme per le comunità di recupero tossicodipendenze, come quella del fratello di Giovanardi. La destra più illiberale del mondo occidentale ha introdotto norme ad alto impatto sociale direttamente per decreto, senza discuterne in Parlamento tra le forze politiche.
Febbraio 2006: “Compri due, paghi tre”.
A camere sciolte, dopo un’ennesima norma a favore di un imputato eccellente, Berlusconi ripropone l’impossibilità di ricorrere in appello in secondo grado da parte della pubblica accusa. Cambiano addirittura i gradi di giudizio del processo penale, con un colpo di spugna bocciato da Ciampi per manifesta incostituzionalità e riproposto (incredibilmente) con pochissime modifiche.
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